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A scuola dei Generali

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A scuola dei Generali

L’anno 2014, per chi lo avesse dimenticato, doveva essere l’anno delle elezioni presidenziali in Tunisia. E non parliamo di quelle che doveva indire l’Assemblea Costituente dopo aver preso in mano le redini del paese all’indomani della rivoluzione del gelsomino. Quelle sono ancora in alto mare. Ci riferiamo invece alla farsa elettorale che si doveva tenere nel 2014 per regalare un sesto mandato consecutivo al generale Zine El-Abidine Ben Alì. Un appuntamento mancato per l’ex Presidente tunisino, costretto il 14 gennaio 2011 ad eleggere domicilio in Arabia Saudita, dopo che il popolo si era ribellato contro di lui e la sua famiglia.

Secondo una tradizione molto radicata nei paesi arabo-musulmani, quando in una famiglia, nasce un figlio maschio si dice che il padre si guadagna l’immortalità. Sì, perché tramandando il proprio nome, di generazione in generazione, vive per sempre. Provare a declinare questo concetto oggi, sulla concitato e confusa vita politica che stanno vivendo diversi paesi della così detta “Primavera Araba”, ci porterebbe a constatare che l’ex Presidente tunisino Ben Ali non è affatto morto, politicamente intendo. Un suo erede si sta accingendo infatti a sostituirlo, non in Tunisia ovviamente ma in Egitto. Ci dobbiamo quindi rallegrare per non aver mancato l’appuntamento con le elezioni presidenziali del 2014. Una grande festa elettorale porterà più di 50 milioni di egiziani, a recarsi alle urne per votare “Siiiiiii” al generale Abdelfattah Al-Sisi.

Dopo quello che è successo di recente in Libia, e l’improvvisa apparizione del generale in congedo Khalifa Haftar sullo scacchiere politico del paese nord africano, abbiamo cominciato a sentir parlare di Al-Sisi 2. Un parallelo, che a mio avviso non regge per una serie di motivi. Ci limitiamo a citarne solo due, anche se ce ne son o tanti altri: Il primo tra tutti è che in Libia, contrariamente all’Egitto, l’istituzione militare è stata per più di 40 anni completamente marginalizzata da Gheddafi. Il secondo è che la carriera di Haftar in seno all’esercito si era fermata negli anni 80.

Ci sono 18 anni di differenza d’età tra l’ex Presidente tunisino Zine El-Abidine Ben Alì e l’attuale candidato alle presidenziali egiziane Abdelfattah Al-Sisi. E questo potrebbe fare del primo un “Maestro”, e del secondo un suo “Allievo”, nella scuola dei generali. I due hanno avuto una istruzione di tipo militare e hanno frequentato scuole francesi, britanniche e statunitensi. La brillante carriera di Ben Alì comincia negli anni ‘60 quando viene nominato a capo del dipartimento di sicurezza militare. Verso la fine degli anni ’70 è direttore della sicurezza nazionale, incarico che gli permetterà di raccogliere informazioni preziose relative ai dirigenti dell’apparato statale, agli uomini d’affari e ai leader dell’opposizione. Promosso prima a Ministro dell’Interno, poi a Primo Ministro, il generale Ben Alì destituisce, con un colpo di stato “medico” il padre e liberatore della patria l’oltre ottantenne Habib Bourguiba.

La carriera di Abdelfattah Al-Sisi assomiglia per tanti versi a quella di Ben Alì. Dopo una lunga carriera militare, iniziata nel 1977, viene nominato capo dell’intelligence militare nel 2008 e promosso, nell’agosto del 2012 dall’allora Presidente Mohamed Morsi, Ministro della Difesa. In segno di gratitudine e per ricambiare il favore il generale, formato nei sotterranei dei servizi segreti, destituisce il 3 luglio 2013 il suo Presidente e Capo delle Forze Armate Morsi e lo confina in un luogo segreto per parecchio tempo prima di farlo rinchiudere in prigione.

Che altro potrebbero avere in comune i nostri due alti ufficiali? Tutti quelli che hanno lavorato con Ben Alì sanno che l’ex Presidente tunisino non sa ne leggere ne scrivere, e che la sua conoscenza linguistica è molto scarsa. Durante la sua prima visita in Francia, dopo la sua investitura a capo dello Stato, Ben Ali aveva sbalordito il pubblico francese, pronunciando il suo discorso al parlamento francese in lingua araba. La propaganda del regime disse allora, che Ben Alì voleva mettere in risalto le sue origini arabe. Al-Sisi, dal canto suo non solo non ha fatto campagna elettorale ma a sentirlo parlare nei talk show televisivi, c’è chi si domanda se sarebbe in grado di formulare in modo lineare e chiaro qualche idea interessante.

Il regno di Ben Alì, durato 23 anni, è stato caratterizzato dall’annientamento di tutte le forze dell’opposizione senza nessuna eccezione. Aveva iniziato, dopo il golpe del 7 novembre 1987, a praticare una politica distensiva, ordinando la scarcerazione dei prigionieri politici, e facendo promesse di una maggiore democratizzazione del paese. Ma a poco più di due anni dal suo arrivo al potere si è alleato con le forze liberali per lanciare una crociata contro gli islamisti, bollati come terroristi. La maggior parte di loro è finita di nuovo in prigione o costretta a lasciare il paese alla fine degli anni ottanta. Subito dopo, ha fatto tacere tutte le voci dissidenti. Da militare ben disciplinato, aveva imposto alla popolazione la sua visione dittatoriale dello stato: “O con me o contro di me”. Uno slogan che il generale Al-Sisi ha recepito molto bene. La sanguinosa repressione contro i fratelli musulmani, in nome della lotta al terrorismo, iniziata all’indomani del colpo di stato del 3 luglio 2013 ha colpito anche le forze laiche del paese. El Baradei, il movimento 6 aprile, Ayman Nour e tanti altri attivisti, ne sanno qualcosa. Sono stati puniti in un modo o nell’altro, perché hanno osato criticato l’operato del Maresciallo Al-Sisi. La libertà di espressione, per ordine dell’uomo forte del nuovo Egitto, è stata incriminata e bandita dal paese a sua volta.

I tunisini hanno fatto di Ben Alì un “Gigante” per 23 anni, quando si sono comportati come “Nani” e hanno permesso “all’uomo del cambiamento benedetto” di fare carta straccia della Costituzione e di calpestare i loro diritto. E Sappiamo com’è andata. Al-Sisi è stato definito più volte come il salvatore della nazione, e paragonato ai profeti, dai suoi sostenitori. Tutti sanno che all’indomani del voto del 26/27 maggio il Generale sarà proclamato, senza sorprese, il nuovo Presidente della Repubblica Araba Egiziana. Ma nessuno sa dire per quanto tempo durerà il suo regno. A 59 anni, e con le insurrezioni popolari sempre in agguato, non riuscirà di sicuro a fare meglio del suo Maestro tunisino Ben Alì.

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