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Bengasi, Liberazione e incognita insicurezza

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Bengasi, Liberazione e incognita insicurezza

Bengasi, 23 aprile 2011.

Chi arriva in questi giorni a Bengasi pensando di ritrovarsi nel bel mezzo di una guerra vera e propria rischia di rimanere deluso. Nella città liberata dagli insorti, non succede più quasi niente, e chi viene da fuori, si ritrova a vivere una situazione di routine asfissiante. Gli occhi oramai sono rivolti verso altre città e in particolare verso ovest in direzione di Misurata. I giornalisti non sono nemmeno i ben venuti al fronte, nei pressi di brega a 200 chilometri circa da Bengasi. Alcuni di loro sono spariti in quella zona e i combattenti anti Gheddafi non vogliono più perdere altri giornalisti.

C’è da dire però che gli abitanti di Bengasi se la sono vista brutta il 19 marzo scorso quando le brigate del colonnello sono riusciti ad arrivare a cinque chilometri dal centro della città. I video che mi hanno mostrato alcuni membri del comitato della rivoluzione del 17 febbraio documentano in modo inequivocabile la brutalità delle milizie armate di Gheddafi nei confronti degli abitanti. Ora tutta Bengasi esprime la sua gratitudine alla Francia che per prima ha fatto muovere i suoi aeri per bombardare i mezzi militari inviati dal regime con l’intenzione di domare la rivolta.

Dopo la liberazione, la vita a Bengasi si è concentrata principalmente intorno ai due alberghi più grandi, Tibesti e Uzu dove alloggia la maggior parte dei giornalisti stranieri ; e nella piazza dei martiri che si trova sul lungo mare vicino al palazzo di giustizia. Le strade di giorno sono quasi vuote, perché i libici amano generalmente alzarsi tardi. Nel pomeriggio, capita di rimanere intrappolati nel traffico per il numero di macchine che si mette in circolazione. Le scuole sono ancora chiuse e la gente approfitta di queste vacanze forzate per portare in giro la propria prole. Lo spettacolo più attraente rimane quello di andare a visitare il complesso della Brigata Fadhil, dove usava alloggiare Gheddafi quando visitava la città di Bengasi. L’intero complesso è stato incendiato dagli insorti dopo aspri combattimenti tra gli insorti e le milizie del regime.

Ma nonostante la calma apparente che regna in città, alleggia nell’aria un clima di insicurezza non dichiarata. Durante la rivoluzione sono scappati circa 2000 detenuti, mi dicono alcuni abitanti di Bengasi, di cui 400 condannati a morte. Detenere un’arma a casa è diventato la norma qui, la gente dice che si deve difendere dagli intrusi. A volte le armi servono anche per dei regolamenti di conto, che nessuno sarebbe in grado di impedire. Inoltre ci sarebbero ancora a Bengasi, membri dei comitati della rivoluzione libica rimasti leali al colonnello. Costituiscono delle cellule dormienti in attesa del momento propizio per sabotare la rivoluzione, oppure servire il governo centrale dando informazioni sui movimenti dei ribelli. Alcuni di loro sono riusciti ad infiltrare le postazioni avanzate dei ribelli che combattono sul caldo fronte di Brega, e hanno svelato alle milizie di Gheddafi la posizione degli insorti. Lo hanno ammesso alcuni informatori del regime caduti nelle mani dei rivoluzionari.

Il sentimento di insicurezza che abita la maggior parte degli abitanti di Bengasi deriva anche dalle intenzioni che avevano le brigate di Gheddafi mandate a “ripulire” la città dai ribelli. Gli ordini erano chiari: Non risparmiare nessun maschio di età compresa tra i 10 e i 50 anni. Violentare tutte le donne di Bengasi senza eccezioni. Alcuni miliziani di Gheddafi avevano nelle loro tasche soldi, scatole di viagra ed erano in uno stato di totale stordimento al momento della loro cattura.

In una città dove l’economia sta soffrendo per via dello stallo in cui vive l’intero paese, sia a livello politico che militare, ognuno cerca di arrangiarsi al meglio per assicurarsi un guadagno giornaliero. Una speculazione senza precedente si sta diffondendo tra la gente. La preda migliore in questi tempi di crisi rimane sempre quella di truffare persone che non sono del posto. E non ha importanza se lo straniero di turno è un giornalista, venuta per raccontare la sofferenza di un popolo in guerra. Tanto ogni storia ha il suo lato oscuro.

 

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