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Bengasi, Milioni di dollari per una sola pallottola

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Bengasi, Milioni di dollari per una sola pallottola

26 aprile 2011.

I racconti che fanno gli abitanti di Bengasi riguardo al sadismo e alla crudeltà che caratterizzano le brigate di Gheddafi fanno venire i brividi. Viene spontaneo chiedersi come ha fatto il popolo libico a non ribellarsi contro il regime dittatoriale del Colonnello prima del 17 febbraio, giorno dell’inizio dell’Intifida.Le storie che ti confidano diverse persone fanno capire la determinazione con la quale gli insorti stanno difendono le città liberate. Non è solo una questione di far cadere il regime, ma è soprattutto il terrore di dover subire la vendetta di Gheddafi, se dovesse vincere questa guerra. Più di due mesi sono passati dall’inizio delle proteste in Libia e il Colonnello sta ancora nel suo bunker a dare ordini alle sue truppe per sterminare il suo popolo. Quello che lo aiuta a rimanere in sella non sono solo i bombardamenti delle sue brigate contro le città ribelle, ma soprattutto la sua capacità di reclutare mercenari anche tra chi si trova in mezzo agli insorti

Di tradimento mi hanno parlato in tanti. Durante l’avanzata dei ribelli da Jdabia a Brega poi a Ras Lanuf c’erano anche degli informatori che rivelavano le postazioni dei rivoluzionari alle truppe lealiste di Gheddafi. Decine di loro sono caduti sul campo di battaglia in questo modo. E nonostante le precauzioni che vengono ora prese, si sa che in giro c’è chi potrebbe fare il doppio gioco, riuscendo a recare enormi danni per la riuscita della rivoluzione libica. La notizia, qualche giorno fa, che parla del possibile coinvolgimento del cugino del Colonnello, Ahmed Kaddaf Addam nel reclutamento di mercenari in Egitto, da far entrare in Cirenaica per combattere contro gli insorti, desta molta preoccupazione tra gli abitanti di Bengasi. In città si parla di contatti tra la tribù di Walad Alì ; di origini libiche, che vive tra l’egiziana Marsa Matrouh e i confini con la Libia,  e il cugino del Colonnello rifugiato al Cairo da un po’ di tempo. Se una trattativa del genere dovesse andare in porto sarebbe la fine della rivoluzione, anche perché si tratta di una tribù i cui membri raggiungerebbero i 10 milioni di persone.

Oltre al tradimento, la guerra in Libia ha fatto sviluppare il senso del commercio tra parecchia gente, che vede in questa situazione di crisi una grande opportunità per fare fortuna. E’ il caso, tanto per citare un esempio del proprietario di un albergo sul lungo mare di Bengasi che dopo aver chiuso per alcuni giorni, ha deciso di riaprirlo, affittando le sue stanza agli stranieri a prezzi molto alti. Ma quello che colpisce ancora di più è la vendita di armi e di munizioni da parte di alcuni commercianti di Bengasi ai loro “fratelli” che combattono a Misurata. Per un Klascinkov bisogna sborsare 3000 mila dinari libici, circa 1700 euro. Il prezzo di una pallottola è di un dinaro, un dinaro e mezzo. E c’è chi sarebbe disposto a pagare milioni di dinari per comprare una sola pallottola, quella in grado di perforare il cervello del colonnello Gheddafi. Si sa che la liberazione dalla tirannia di un popolo può avere costi molto elevati.

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