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Cairo, Dopo la vittoria un senso di smarrimento

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Cairo, Dopo la vittoria un senso di smarrimento

Piazza Tahrir, Febbraio 2011

La tensione sale a Piazza Tahrir, non più a causa del presidio dei ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio ma per via dei continui cortei di poliziotti, impiegati, sindacalisti e semplici cittadini che hanno eletto la piazza come luogo di contestazione per le loro rivendicazioni personali. Ora che il processo di democratizzazione si è messo in moto si manifesta per chiedere una ridistribuzione equa delle ricchezze del paese. Il numero di agenti della polizia militare è stato aumentato nella piazza per garantire una circolazione fluida del traffico e per cercare di tenere sotto controllo le varie agitazioni che si stanno organizzando ogni giorno. Il Consiglio Supremo delle forze armate nel suo comunicato n° 5 ha invitato gli egiziani a mantenere la calma e a non intralciare la ripresa delle attività negli uffici pubblici e privati. L’agitazione ha toccato anche la piazza finanziaria egiziana e ha paralizzato il settore bancario. Il contagio della rivoluzione sembra aver toccato tutti i settori della società egiziana, la gente sembra ancora ubriaca di democrazia, di libertà, di giustizia sociale e di vendetta.

Riham Es-shami è una studentessa 22enne che ha preso parte a questa rivoluzione. Ho provato a chiamarla dopo che ha lasciato la piazza ma il suo cellulare è sempre spento. Quando l’avevo intervistata era molto determinata ad andare fino in fondo nella sua protesta, Mubarak non si era ancora dimesso allora. Quando le ho chiesto cosa intendeva fare una volta ottenute tutte le richieste dei ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio si è trovata in difficoltà e non ha saputo rispondere. “ l’affetto e l’attenzione che ho trovato nella piazza non li ho trovati da nessuna altra parte. Si è creato un clima di solidarietà tra di noi che non si era mai visto prima. Quando mi scoprivo durante la notte, c’era sempre qualcuno che mi copriva e prendeva cura di me. Non so come mi sentirò una volta fuori dalla piazza”, ha concluso l’intervista un po’ dispiaciuto e con un certo rammarico.

Moataz è originario di Alessandria ed è venuto al Cairo il 25 gennaio per partecipare alla manifestazione. Ha comprato un biglietto del treno di solo andata. Dice che è stato più volte in Tunisia, Marocco, e Algeria e per convincermi si è sempre rivolto a me usando il dialetto tunisino, e citando tutti i quartieri e le città tunisine che ha visitato. I 20 giorni che ha trascorso nella piazza hanno dato senso alla sua vita. E’ fissato con la pulizia, e ha fatto parte durante la rivoluzione del comitato che si occupava di tenere pulita la piazza. Si è guadagnato l’amicizia e la fiducia dei ragazzi più in vista della rivoluzione. Durante la notte gira per piazza Tahrir e offre il suo aiuto ai diversi comitati. Di giorno accompagna i giornalisti stranieri e li presenta i volti più noti, persone colti che sono in grado di raccontare meglio di lui il senso di questa rivoluzione. Sa di non avere niente da dire, e si sente utile quando introduce a un giornalista un attivista, un blogger o un semplice studente che ha visto morire davanti ai propri occhi amici, fidanzati o parenti. Ora che è finita la rivoluzione si sente un po’ frustrato, il suo ruolo fuori dalla piazza è stato ridimensionato e di molto.

Mahmoud Shakl Mahmoud è un operaio che fa parte della classe più povera dell’Egitto. Abita al Cairo ed è sceso a manifestare in piazza dal 25 gennaio insieme al fratello Alì di solo 13 anni. Mercoledì 2 febbraio Alì è stato colpito da una pietra sulla testa. Era il giorno dei violenti scontri tra le due fazioni opposte: i pro e i contro Mubarak. La piazza era assediata da bande di malviventi intenzionate a far sloggiare i manifestanti a tutti i costi. Mi sono trovato quel giorno nel pieno mezzo degli scontri. Il lancio di pietre, di bottiglie molotov e gli spari che arrivavano da cecchini non ben identificati hanno provocato un bilancio tra morti e feriti molto pesante. Alì si è recato quel giorno nell’ospedale di campo, allestito in una moschea nella piazza per farsi medicare e farsi mettere dei punti di sutura. E’ tornato subito dopo sul campo di battaglia per dare man forte al fratello e impedire l’ingresso in piazza dei malviventi. E’ stato colpito sulla fronte con una pallottola da un cecchino ed è morto sul posto. Mahmoud ha tenuto nascosto alla madre la morte del fratellino per diversi giorni. Quando è tornato a casa senza il fratellino, il 12 febbraio la madre ha capito subito che suo figlio Alì fa oramai parte dei tanti martiri della rivoluzione. Non ha pianto. Ha guardato il figlio maggiore negli occhi e ha emesso il classico grido di gioia che si emette solo durante il festeggiamento di un lieto evento.

Martedì 15 è un giorno di festa. Tutto Il mondo arabo e musulmano festeggia il Natale del profeta dell’islam Mohammed. In Egitto milioni di persone si apprestano invece a festeggiare a piazza Tahrir le conquiste della rivoluzione raggiunte finora. Sarà anche un momento per i ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio di rivedersi dopo la breve pausa che si sono concessi negli ultimi due giorni.

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