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Cairo, Il popolo ha destituito il Faraone

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Cairo, Il popolo ha destituito il Faraone

Piazza Tahrir, Febbraio 2011

Tre giorni dopo la liberazione del palazzo presidenziale egiziano dal suo occupante i ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio hanno liberato anche piazza della liberazione (Tahrir), simbolo della loro protesta. Una marcia milionaria partita dal centro del Cairo verso Mesr el-Ghedida ha obbligato il faraone d’Egitto a fare un passo indietro e annunciare le sue dimissioni per bocca del suo vice Omar Suleiman l’undici febbraio alle 17 ora italiana , in un discorso televisivo durato 28 secondi. Dopo trent’anni di regno, Mubarak si è finalmente arreso alla volontà del popolo. Il tempo di una marcia pacifica lunga 12 chilometri circa all’andata e altrettanti al ritorno. Alcuni manifestanti non hanno fatto in tempo a fermarsi a lungo davanti al palazzo e hanno dovuto riprendere subito la marcia di ritorno verso piazza Tahrir, gridando a squarcia gola : “libertà, libertà, libertà”. Nella Piazza sventola un grande manifesto: “ultima notizia: il popolo ha deposto il regime”.

Dopo due giorni interi di festeggiamenti a piazza Tahrir e in tutti i quartieri del Cairo è iniziata una nuova forma di protesta, i cui protagonisti non sono più i ragazzi della rivoluzione del 25 gennaio ma tutte le classe sociali del paese che hanno cominciato a manifestare davanti agli uffici pubblici, e le sedi simbolo del vecchio regime. Chi chiede l’aumento dello stipendio e chi invece vuole essere stabilizzato nel posto di lavoro con un contratto a tempo indeterminato. Uno scenario che ricorda quello tunisino all’indomani della fuga di Ben Ali in Arabia Saudita.

I provvedimenti decisi dal Consiglio Supremo dell’esercito preseduto dal ministro della difesa Tantaoui non sembrano più sufficienti per una gran parte dei cittadini egiziani che chiede invece misure immediate in grado di migliorare le proprie condizioni di vita. Ora che Mubrak si è dimesso il paese potrebbe attraversare un lungo periodo di agitazione e di caos per colpa di persone che vogliono delle risposte immediate ai loro problemi personali, dicono alcuni ragazzi della rivoluzione. Atef El-Ghohari, uno degli attivisti della rivoluzione presente dal 25 gennaio in piazza è molto preoccupato. Teme che ora che il popolo tiene in mano la corda della libertà, c’è il rischio che la mette da solo intorno al collo e si impicca. Ora che il patriarca è morto, continua, si stanno radunando sia i figli legittimi che quelli illegittimi per spartirsi la torta. Lui si fida ciecamente del Consiglio Supremo dell’esercito e mi assicura che l’Egitto non sarà governato da militari e che il popolo non accetterà mai leggi marziali. Mi fa anche notare che tra i primi provvedimenti del Consiglio è stato deciso di ridurre le ore del copri fuoco anziché aumentarle.

Issam Fawzi è un sociologo egiziano incontrato nel caffè della cultura a Bab El-Louk, non molto distante da piazza Tahrir. E’ una persona colta che ha seguito l’evolversi della situazione fuori dalla piazza. La figlia e il marito fanno parte dei gruppi dei giovani che hanno presidiato la piazza dal 25 gennaio scorso. Mi parla dell’ingenuità dell’esercito che sta reagendo lentamente per far fronte alla nuova situazione che si è creata all’indomani delle dimissioni di Mubarak. Mi spiega il perché delle continue manifestazioni davanti alla sede della tv di stato. Nel tempo libero Issam fa anche il regista. Esiste, mi confessa, un ufficio all’interno della tv di stato chiamato “Musannafat”, dove vengono riversati video compromettenti, o non graditi al regime . Ogni uomo politico importante o imprenditore vicino alla cerchia del Rais si è oramai dotato di un proprio servizio di sicurezza il cui compito è quello di controllare i movimenti degli avversari politici. Diversi stati all’interno dello stato. Sono stati girati filmati, dice Issam, in cui appaiono uomini del vecchio regime in situazioni imbarazzanti. Feste di sesso stravagante con attrici famose ed escort, da usare come arma di ricatto nel momento adeguato. Il girato viene di solito mandato alla tv di stato per il riversamento prima di consegnarlo ai servizi di sicurezza. Ma Issam mi assicura che alcuni impiegati dell’ufficio incaricato di fare questo sporco lavoro riescono sempre a conservare una copia di questo materiale. Lo mettono poi a disposizione del potente di turno in cambio di somme di denaro importanti. I manifestanti che presidiano ora la tv di stato temono che queste prove compromettenti vengono distrutte all’insaputa del Consiglio Supremo dell’esercito.

A chi chiedo il nome del possibile futuro presidente dell’Egitto ricevo risposte contrastanti. Tanti dicono che Amr Moussa potrebbe essere il candidato più adatto. Altri non sanno ancora individuare una figura idonea per prendere in mano le redine del paese. Ma sono in tanti a suggerire a El-Baradei di non candidarsi. Sarebbe meglio per lui andarsene in esilio, dicono i suoi oppositori. Sono in tanti in effetti ad avercela con l’ex direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Dicono che El-Baradei ha consegnato l’Iraq e Saddam Hussein ingiustamente agli Stati Uniti, e non vogliono che l’Egitto subisca un destino analogo.

L’Egitto comincia a vivere oramai una nuova era che sarà caratterizzata dell’apertura di diversi cantieri in settori diversi. Martedi 15 si dovrebbe tenere un grande concerto a Piazza Tahrir animato dalla star della canzone egiziana Mounir, un antipasto della “festa della Vittoria” che si terrà venerdi 18 febraio e a cui parteciperanno nella piazza milioni di egiziani.

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