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Cairo, Una rivolta senza Leader

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Cairo, Una rivolta senza Leader

Piazza Tahrir, Febbraio 2011

Martedì 8 febbraio è un giorno diverso dai giorni precedenti a piazza Tahrir. Il numero delle tende è aumentato notevolmente, un chiaro segno che il sit-in durerà ancora per molto. E’ anche il giorno che ha registrato forse il numero più alto di presenze in mezzo alla piazza. Dopo essere stato più volte qui posso dire che anche le facce di chi si unisce ai manifestanti sono cambiate. Si vedono oramai imprenditori per la prima volta, tutti in giacca e cravatta. Esponenti della società civile, medici, avvocati e artisti. La gente che dorme nella piazza dal 25 gennaio scorso, li guarda come se fossero appena giunti da un altro pianeta. C’è anche chi se la prende con questi nuovi arrivati. Alcuni manifestanti si sentono un po’ minacciati da queste presenze. Famiglie al completo a passeggio nella piazza. Non sanno cosa vuol dire essere confinati per giorni dentro uno spazio così vasto, assediati, prima dai delinquenti comuni e i sostenitori del regime, poi da un esercito che potrebbe da un momento all’altro ricevere l’ordine di far sgomberare il luogo simbolo della protesta. C’è anche chi fa osservare che tutta questa folla che visita la piazza rinforza il movimento di protesta anti-Mubarak. Si tratta di punti di vista opposti.
Per essere onesto sono stato tentato anch’io di passare una notte nella piazza in mezzo ai manifestanti. Ma non so cos’è che mi ha fatto cambiare idea, almeno per ora. Essere schedato da parte dei servizi di sicurezza, che continuano ad entrare e uscire dalla piazza e scattare foto e girare video, oppure la mia incapacità di adeguarmi ad una prova così dura come quella di stare in un luogo sicuro e ostile nello stesso tempo. Mi sono forse occidentalizzato troppo e non riesco più a fare a meno delle comodità a cui mi sono oramai abituato! Non si tratta qui di vivere di stenti: nella piazza ci sono coperte, cibo, internet, acqua, bibite e persone molto accoglienti e solidali. Potrei anche fare a meno di farmi la doccia per alcuni giorni, l’ho già fatto in passato quando andavo a fare delle inchieste in mezzo agli immigrati clandestini in Italia. Ma credo che quello che mi spaventa di più è il fatto di non avere a disposizione un bagno pulito.
Alaa Abdelfattah è un attivista e blogger che fa parte del movimento dei giovani che presidia la piazza. E’ diventato oramai un volto conosciuto di questa protesta. E’ super impegnato con la stampa, e soprattutto con quella occidentale. Mentre lo intervisto la folla lo circonda incuriosita per ascoltare quello che ha da dire. Ammette che la maggior parte dei giovani che hanno fatto la rivoluzione in Egitto non è politicizzata. La piazza potrebbe essere, secondo lui, la scuola che formerà la nuova classe dirigente del paese. Dice anche che i giovani non stanno dialogando con il regime perché le loro richieste non sono state ancora accolte completamente. Invita i suoi connazionali ad applicare nuove forme di protesta come quella di “pulire” le imprese e le amministrazioni dello stato dai membri che appartengono al vecchio regime. Vuole alzare di un grado l’asticella dello scontro. Alcune ore dopo un gruppo ben nutrito di persone ha lasciato la piazza per andare a protestare davanti alla sede della televisione di stato e davanti al parlamento. Ci dovrebbe per forza essere qualcuno che traccia la road map di queste forme di contestazioni.
L’otto febbraio è il giorno in cui tutti i giornalisti stranieri fanno la caccia all’ingegnere informatico Wael Ghonim. La troupe del tg3 lo stava cercando disperatamente nella piazza. I giorno prima Wael aveva rilasciato un’intervista ad una televisione privata “dream tv”. Ha spiegato il modo con cui è stato prelevato per strada il 27 gennaio dai servizi di sicurezza egiziani, e lo strazio dell’interrogatorio subito per giorni con gli occhi bendati. Il suo racconto è emozionante. L’intervista è stata interrotta più volte da momenti di pianto. Alla fine non ce l’ha fatto e ha lasciato lo studio della televisione “Dream tv” .
Quello che ho ritenuto personalmente di quella intervista è il fatto di aver ripetuto più volte che non è un traditore e che bisogna evitare di procedere ora a dei regolamento dei conti. I giovani della piazza dicono che il suo messaggio era rivolta al regime che lo accusava di essere l’esecutore di una agenda straniera. Ho obbiettato dicendo che le sue parole erano destinate alla piazza. Subito dopo il suo rilascio Wael Ghonim ha avuto un colloquio con il ministro dell’interno e poi è stato accompagnato a casa dall’attuale segretario del partito al Potere Hussam Badraoui. Wael potrebbe aver raggiunto una accordo con il vice presidente Omar Suleiman per garantire una transizione pacifica del potere. E l’unico ostacolo alle trattative in corso tra governo e opposizione sono i ragazzi di piazza Tahrir che intendono rimanere per un periodo indeterminato nella piazza della rivolta. Sono ragazzi che si dice senza testa e wael potrebbe diventare finalmente quella testa mancante.

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