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Egitto, Sisi yes, Morsi no

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Egitto, Sisi yes, Morsi no

L’ultima volta che sono stato in Egitto era nel giugno del 2012 durante il ballottaggio alle prime elezioni presidenziali, dopo la rivoluzione del 25 gennaio. Vinse allora il candidato dei fratelli musulmani Mohamed Morsi con il 51%. Ricordo di aver detto in uno dei miei tanti collegamenti dalla capitale egiziana che la gente aveva votato contro il candidato Ahmed Shafiq, ultimo premier dell’era Mubarak, e non a favore di Morsi. Un anno dopo il suo insediamento, il primo Presidente eletto democraticamente fu destituito dal suo ministro della difesa Abdelfattah Al-Sisi.

A meno di due anni da quella tornata elettorale, il popolo egiziano si sta preparando per tornare alle urne il 26 e il 27 maggio per eleggere un nuovo Capo dello Stato. Sul campo ci sono solo due contendenti: Abdelfattah Al-Sisi, l’uomo forte dell’esercito ed ex capo dei servizi militari durante il regno di Mubarak, e Hamdine Sabbahi esponente di spicco della sinistra, arrivato terzo nelle elezioni del 2012. Il risultato di questa farsa elettorale, dicono in tanti sembra scontato. Il futuro faraone d’Egitto sarà senz’altro il Maresciallo Al-Sisi. Quello che potrebbe suscitare stupore e curiosità invece è il modo innovativo con cui il candidato dell’esercito intende portare avanti la sua campagna elettorale.

Nel suo discorso a reti unificate per annunciare la sua candidatura, Al-Sisi ha chiarito subito che non ha intenzione di fare una campagna elettorale tradizionale. Non c’è bisogna quindi di presentare un programma, e questo a suo dire per non provocare inutili discussioni in seno alla società egiziana. Uno dei responsabili della sua Campagna è stato ancora più esplicito, e ha spiegato in un programma televisivo, diffuso da una tv privata egiziana, che il Maresciallo non vuole fare promesse come fa il suo rivale Sabbahi, per non deludere gli elettori. L’uomo della provvidenza Al-Sisi, ha continuato il portavoce, avrebbe una “Visione” del suo futuro incarico da Capo dello Stato, al posto di un programma chiaro e ben definito. La stessa parola “visione” è stato usato anche da Al-Sisi, ma in un altro contesto. Era quando confessava ad un suo intervistatore di aver sognato di essere diventato Presidente dell’Egitto.

Ora, per chi non consoce la lingua araba bisogna precisare che la parola “visione”, pronunciata nello stesso modo ma scritta in due modi diversi, ha due significati: Il primo, a cui si riferisce il portavoce della campagna, vuol dire avere una concezione di come si gestiscono le redini di un paese. Il secondo, attribuito a Al-Sissi, vuol dire vedere in sogno una specie di profezia. Chissà, magari l’arcangelo Gabriele gli è parso all’improvviso, come se fosse il profeta dei tempi moderni e gli ha indicato la strada da seguire. Sta di fatto che il popolo egiziano, a questo punto, dovrà avere fiducia nella concezione Sisiana e fare del sogno del Maresciallo quello dell’intera nazione.

Una campagna elettorale quindi, quella di Al-Sisi all’insegna dell’ inventiva e che farà scuola sicuramente. E’ la prima volta per esempio che un candidato alla corsa presidenziale decide di non apparire in pubblico. Invece di immischiarsi con la folla, come fa l’altro candidato Sabbahi, Al-Sisi preferisce comunicare con il popolo attraverso i talk show, registrati negli studi delle televisioni amiche oppure incontrando alcuni esponenti ben scelti della società civile in qualche salottino, all’interno del Ministero della Difesa o di altri palazzi del potere. Lo fa per motivi di sicurezza, dicono i suoi più stretti collaboratori, senza specificare però se manterrà questo atteggiamento una volta eletto. Per ora partecipa ai raduni dei suoi sostenitori, da remoto, intervenendo in video conferenza.

Chi ha modo di sintonizzarsi sulle frequenze delle tv egiziane si rende subito conto che la macchina propagandistica che serviva in passato l’ex Presidente Mubarak si è messa ora al servizio di uno dei suoi allievi, Abdelfattah Al-Sisi, appunto. Oltre ai programmi confezionati ad hoc per mostrare le grandi capacità dell’unico uomo in grado di far ripartire il paese verso lidi più sicuri, vengono diffuse anche scene patetiche di donne e di uomini fatti scendere in piazza per esprimere il loro sostegno incondizionato al Maresciallo. Tra queste, l’immagine di una donna, che proviene dai quartieri più poveri del Cairo e che viene immortalata mentre grida in una lingua che non conosce “Sisi Yes Morsi No”. Spero che l’abbiano almeno pagata alla fine dello spettacolo.

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