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Europee 2014, La carica dei populisti

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Europee 2014, La carica dei populisti

Senza andare a spulciare nei minimi dettagli l’esito definitivo delle elezioni europee, una rapida occhiata ai risultati forniti dal ministero dell’interno fa emergere a mio avviso due dati molto significativi. Il primo è che si sono triplicati i seggi degli euroscettici all’interno del nuovo Parlamento. Il secondo dato, che è l’altra faccia di una stessa medaglia, riguarda il voto massiccio anti-immigrati espresso in diversi paesi dell’Unione. Viene, intanto spontaneo domandarci cosa andranno a fare i nuovi eletti in un Parlamento che dicono “di voler fare esplodere”, come è il caso per esempio del partito Polacco Knp, che ha conquistato 4 seggi con il 7% dei voti. A questa domanda, prima o poi, i neo-eletti dovranno pure rispondere. Nel frattempo si sono assicurati una rendita non indifferente per i prossimi 5 anni. Desta invece preoccupazione il consenso ottenuto dai partiti xenofobi che hanno fatto della caccia agli immigrati il loro cavallo di battaglia.

“Terremoto elettorale”, così viene bollato il trionfo alle europee del Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia. Il partito di estrema destra è riuscito a convincere il 25% degli elettori, che la soluzione per uscire dalla crisi che sta scuotendo il vecchio continente sarebbe quella di chiudere le frontiere agli immigrati. A cominciare dai musulmani, considerati retrogradi e terroristi. Dimenticando però di specificare che sono proprio i paesi arabo-musulmani ad essere le prime vittime del flagello del terrorismo e di Al Qaeda. La Lega Nord in Italia, Il Ppv di Wilders in Olanda, Il Partito populista “Veri finlandesi”, o il Partito della Libertà in Austria hanno cercato a loro volta di cavalcare la medesima onda di protesta. Tutti ripetono in coro che le famiglie europee non ce la fanno più economicamente ad arrivare alla terza settimana del mese. Nessuno parla invece del potere d’acquisto delle famiglie immigrate in costante calo. Nei loro comizi populisti devono sempre ricordare che la piaga della disoccupazione in Europa è tutta colpa degli immigrati.

Invece di fare un processo agli istituti bancari e alle grandi multinazionali colpevoli, a detta di tutti, della crisi economica che sta vivendo l’Europa e il mondo, l’esercito dei populisti che sederà a Strasburgo preferisce volare basso. Per avere consensi ha trasformato gli immigrati in orchi da abbattere assolutamente. Secondo questi Partiti dunque bisogna procedere con l’espulsione degli extra comunitari ora che non servono più, tanto sono stati sfruttati a dovere per decenni. La forza lavoro immigrata che contribuisce alla crescita del PIL in tutta Europa, che paga le tasse e permette agli Stati Nazionali di erogare le pensioni ai cittadini europei senza avere la certezza di poter riscuotere una pensione in futuro, e che vive a stenti perché spende più dei due terzi dello stipendio a pagare l’affitto della casa o il mutuo, le bollette, la sanità pubblica e tutto il resto deve essere, secondo questi “geni” della politica completamente azzerata.

Alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, hanno introdotto, all’inizio degli anni ‘90 l’obbligo del visto di ingresso per tutti i cittadini del Maghreb. L’Algeria, avvallandosi del principio di reciprocità, ha imposto a sua volta il visto ai cittadini di quei paesi. Immaginiamo ora per un attimo cosa succederebbe se i governi degli immigrati residenti in Europa dovessero lanciare una campagna anti-Europei. Una specie di legge del taglione: “Occhio per occhio, dente per dente”. Immaginiamo che di punto in bianco i banchieri, i medici, gli uomini d’affari, gli ingegneri, i fisici, gli informatici, le Badanti, le baby-sitter, e gli studenti di origini straniere che vivono e lavorano in Europa decidono di rimpatriare. Immaginiamo che gli imprenditori e gli artigiani di origini straniere decidono di delocalizzare le loro attività tornando ad investire nei rispettivi paesi. Immaginiamo i milioni di donne, uomini e bambini che spariranno dalle scuole, dalle fabbriche, dalle imprese e dai grandi supermercati dell’Europa. Immaginiamo la quantità di denaro che si sposterà dal vecchio continente verso il sud del mondo, al seguito di queste persone. Immaginiamo che i cittadini europei che vivono nei paesi degli immigrati si trovano costretti a rinunciare alle loro belle ville con piscina, ai loro innumerevoli vantaggi, alla macchina con autista e ai servi che curano le loro dimore. E immaginiamo che a Rabat, Jedda, Algeri, Tripoli, Abu Dhabi o Senegal vengono affidate tutte le commesse pubbliche, anziché a multinazionali e imprese straniere, alla gente del posto.

Mi gira la testa a forza di pensarci. Forse dovremmo mettere un freno all’immaginazione e considerare queste elezioni europee un semplice e banale errore di percorso. E nient’altro.

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