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Libia, accoglienza dei profughi al confine

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Libia, accoglienza dei profughi al confine

Marzo 2011.

La crisi in Libia sta portando il prezzo del petrolio alle stelle, con conseguenze inevitabili sul prezzo della bensina alla pompa nei paesi dell’euro e in occidente in generale. Nella città di confine Bengherdane il problema invece non si è mai posto in passato e non si pone nemmeno adesso. In città e lungo la strada che porta al confine con la Libia ci sono punti di vendita al dettaglio, con taniche piene di bensina in vendita a buon prezzo. Si sa che la qualità della bensina libica è molto pregiata, ed è per questo che è molto ricercata. Il prezzo al litro è leggermente più alto rispetto a quello proposto alla pompa, ci vogliono circa 0,75 centisimi di euro per un litro. Il contrabbando di bensina in provenienza dalla Libia è moneta corrente da queste parti. Basta arrivare a Abu Kammash, a 18 chilometri dal confine per fare il pieno e tornare. E non parliamo qui di un pieno per macchine normali che possono contenere al massimo 60 litri. Ma di macchine il cui serbatoio è stato modificato, e in grado di contenere fino a 320 venti litri alla volta. E di viaggi al giorno se ne possono fare tanti.

Intanto, il dramma dei profughi in fuga dalla Libia continua a destare molte preoccupazioni. Alcune organizzazioni umanitarie stanno arrivando a Ras Jdir per cercare di trovare delle soluzioni adeguate, insieme alle autorità tunisine, all’interminabile flusso di profughi che continua ad confluire al confine. Un noto imprenditore tunisino ha allestito un accampamento vicino alla frontiera, dove sono state sistemate donne e bambini. Nella giornata di martedi 1 marzo il numero degli agenti delle forze di sicurezza e dei militari tunisini è stato rinforzato ulteriormente. E per la prima volta si è notata la presenza di alti ufficili dell’esercito e della guardia nazionale sia al confine tra la Libia e la Tunisia sia nei vari accampamenti dove vengono sistemati i profughi in arrivo dalla Jamahiriyya. Una presenza, quella di generali dell’esercito che viene a confermare i rumori sull’eventuale ingresso in Tunisia di agenti dei servizi segreti stranieri, oltre a membri di Al Qaeda. L’intenzione sarebbe quella di infiltrare il tessuto sociale tunisino, e costituire delle cellule dormienti. Il terreno in questa situazione di caos e di totale confusione sembra essere più che favorevoli a tali infiltrazioni.

Da martedi 1 marzo la rete organizzativa che si occupa della sistemazione dei profughi sembra leggermente migliorata. Sono arrivati al confine alcuni membri del così detto “comitato per la protezione della rivoluzione” per dare man forte ai vari operatori umanitari che si trovano sul posto. Dal piazzale di confine che si trova in territorio libico, vediamo i profughi messi in fila, poi mandati in piccoli gruppo al posto di controllo passaporti tunisino. Una volta che hanno fatto timbrare il passaporto vengono messi di nuovo in fila, prima di essere convogliati verso il territorio tunisino. Qui si mettono di nuovo in fila per ricevere panini, latte, succhi di frutta e acqua. E dopo un’attesa che dura per diverse ore vengono trasportati in autobus a Sciuscia, a 7 chilometri dal confine. dove un grande accampamento della protezione civile tunisina e dell’organizzazione delle nazioni unite per i rifugiati è stato allestito appositamente per accogliere i nuovi arrivati. A Sciuscia si rischia di aspettare a lungo prima di essere trasportati di nuovo al porto di Jarjis oppure all’aeroporto di Jerba per il rimpatri. Bengherdane, è diventata da due giorni una zona off limit per i profughi, che devono prima iscriversi nelle liste di attesa prima di essere rispedito ai rispettivi paesi. Oltre ai tanti pericoli che i profughi hanno corso durante il viaggio di fuga dalla Libia, alcuni di loro hanno subito una volta arrivati a Ras Jdir vari tipi di sfruttamento da parte di malviventi del posto. Pagando una somma che va dai 50 ai 75 euro, alcuni delinquenti comuni si fanno dare i passaporti dei profughi che si trovano sul suolo libico e li fanno timbrare dalla polizia tunisina, prima di aiutarli a saltare il muretto che separa i due paesi nord africani. La stessa somma viene richiesta ad alcuni profughi egiziani per trasportarli direttamente all’aeroport di Jerba, faccendo in modo di evitare tutti i posti di controllo.

Oltre ai profughi che si sono riversati nella zona di confine tra Libia e Tunisia si nota anche la presenza di cittadini libici residenti in Europa da diversi anni. Dicono che sono arrivati qui per aiutare il popolo libico nella sua rivoluzione. E mentre le intenzioni dei medici libici con cui ho parlato a Bengherdane è chiara, non si può dire altrettanto intorno di altri soggetti, in torno ai quali ci sono delle zone d’ombra, che nessuno per ora è in grado di decifrare.

 

 

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