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Libia, La strada verso Tripoli

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Libia, La strada verso Tripoli

Fine Febbraio 2011

Chi si arrampica sul muretto che separa i confini tra Libia e Tunisia riesce a vedere nettamnete la strada asfaltata che porta verso la capitale libica. Siamo a Ras jedir, dove da una parte ci sono doganieri e agenti di polizia per il controllo passaporti e dall’altra l’edificio con la cupola verde dove inizia il territorio della Jamahiriya. Bisogna percorrere 170 chilometri per arrivare a Tripoli. A diciotto chiometri, Abu Kammash, a 38 Zelten, a 60 Zuara dove c’è anche un piccolo aeroporto militare, a 80 Sabrata, a 100 Surman, a 120 Az-zawihay e 50 chilometro dopo si arriva a Tripoli. Una strada, che stando alle testimonianze dei tanti profughi in arrivo sul suolo tunisino è sorvegliata dall’esercito libico e da comitati popolari pro Gheddafi.  Si parla di 20 check point dove le macchine e le persone in transito vengono sottoposti a una ferrea perquisizione alla ricerca di schede telefoniche o di memoria per impedire l’uscita, fuori dal territorio libico, di qualsiasi tesmonianza su quello che sta accadendo realmente.

Le notizie che arrivano a questa parte del confine sono molto confuse e contrastanti. Tutti qui in Tunisia concordono col dire che il sollevamento del popolo libico contro il suo leader non ha niente a che vedere con quello che è successo con la rivoluzione del gelsomino in Tunisia e con la rivoluzione del 25 gennaio in Egitto. Ogni giorno arrivano notizie sulla caduta di una città nelle mani degli insorti, ma poi la notizia anche se non viene smentita completamente può subire un ridimensionamento. Raccontare quello che succede in Libia dopo 13 giorni dall’inizio delle manifestazioni a Bengasi sembra un’impresa ardua e complicata. Eppure dall’altro confine, quello tra Libia ed Egitto, sono entrati dal varco di Selloum diversi giornalisti. Tanti colleghi sono poi arrivati a Bengasi, oramai in mano ai ribelli. Alcuni insorti della Tripolitania si sono addentrati fino a Zawiha domencia 27 febbraio, a 50 chilometri da Tripoli, caduta da quello che si sente dire nei media arabi e occidentali anch’essa in mano dei manifestanti. Ma la sensazione che si percipisce dalle poche informazioni che giungono dal territorio libico è che la Libia e il suo leader sembrano ancora in sella e non intendono lasciare il paese, ne darla vinta ai rivoltosi. Gli oppositori di Gheddafi sembrano aver vinto tante battaglie ma quello che è certo è che la guerra non è ancora finita.

Asseragliato nel suo bunker di Bab laazizia a Tripoli Il colonello Muammar Gheddafi gioca tutte le sue carte per aggiungere alla confusione che regna incontrastata nel paese altro caos. La minaccia di inviare milioni di immigrati clandestini sulle coste italiane lanciata nei giorni scorsi per fare pressione sull’occidente , il colonello non l’ha del tutto scartata. L’ha solo modificata cambiando la destinazione dei profughi che invece di imbarcare clandestinamnete verso Lampedusa stanno affluando in massa al confine con la Tunisia. Domenica 27 febbraio ha registrato il punto di picco. Migliaia di profughi egiziani, tunisini e asiatici erano stipati sull’asfalto nella grande piazza che separa i due varchi di imngresso del confine. Le operazioni di sdoganamneto e il controllo dei passaporti ha paralizzato il traffico tra Libia e Tunisia. Anche la Vicina città di Ben gherdane, a 32 chilometri da Ras Jedir è stata presa d’assalto non solo dai profughi ma anche dalle carovane di solidarietà cariche di cibo, coperte e medicinali in provnienza da tutte le altre città tunisine. La tensione ha raggiunto il suo apice nella tarda serata di domencia quando un gruppo di abitanti di Ben Gherdano hanno cercato, armati di bastoni, di marciare verso il punto di controllo passaporti libico per impedire l’ingresso di altri profughi sul territorio tunisino. Alcuni giornalisti stranieri sono stati aggrediti verbalmente, perché accusati secondo gli abitanti della città di confine di essere la causa del continuo flusso di migliaia di persone in fuga dalla Libia.

La strada che porta dalla città di bengasi in mano agli insorti fino a Tripoli è lunga. La distanza da percorrere è di 1050 chilometri. In mezzo c’è la città di Sirte roccaforte dei Ghedadfa, la tribù del colonello, che non si è ancora pronunciato definitivamente sugli eventi che stanno scuotando la Jamahiriyya. La strada per liberare Tripoli dal suo scomodo inquilino dicono in tanti sarà quella che porta dal confine con la Tunisia verso la capitale. Ed è Per questo, che tanti oppositori di Gheddafi, arrivati negli ultimi giorni da diverse città occidnetali, hanno eletto residenza a Ras Jedir e nella vicina città di Ben Gherdane.

 

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