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Libia, L’emergenza umanitaria al confine

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Libia, L’emergenza umanitaria al confine

Fine Febbraio 2011.

La situazione dei profughi in fuga dalla Libia verso il territorio tunisino diventa ogni giorno sempre più drammatica e preoccupante. L’arrivo massiccio soprattutto di decine di migliaia di egiziani a Ras jdir, ha creato scampiglio nella città di confine Bengherdane e ha fatto scattare in alcuni abitanti della regione il sentimento di rabbia e di insicurezza. Lunedi 28 febbraio sono stati sgomberati i profughi, arrivati alcuni giorni prima, dai centri di accoglienza della città. A pochi chilometri da Bengherdane c’è il centro di villeggiatura estiva Elbibane che ha accolto, in pochi giorni, 3500 profughi egiziani. Il centro che si trova sul lago della città è stato attrezzato con tende messe a disposizione dalla protezione civile tunisina per accogliere altri profughi. Chi lavora qui lo fa gratuitamente e oltre ad aiutare gli egiziani manda clandestinamnete medicinali ai civili libici assediati in diverse città della Tripolitania dalle brigate di Gheddafi. Già perché per capire quello che sta succedendo in Libia bisogna asolutamnete capire la storia di questa piccola città di confine di 100 mila abitanti.

Bengherdane si trova a 32 chilometri dal confine tra Tunisia e Libia ed è sempre stata una città dove le attività commerciali sono molto fiorenti. Ogni giorno entrano dalla Libia decine di macchine cariche di merci di ogni tipo: tappeti, elettrodomestici vari, ceramica, cellulari, pneumatici e vestiario griffato. Tutta merce che il governo libico sovvenziona e che importa da tutto il mondo e che i commercianti libici esportano per arrotondare i loro guadagni di fine mesi. A Bengherdane, dicono gli abitanti, puoi comprare di tutto anche dei fuoristrada e trattori. Nessun altro mercato al mondo può competere con quello di questa città di confine dove lo stato non c’è, e quelle poche volte in cui è presente viene facilmente e puntualmente corrotto.

Al confine tra Italia e Tunisia non c’è quindi solamnete un’emergenza umanitaria causata dal continuo arrivo di profughi dalla Jamahiriyya ma c’è soprattutto un territorio fuori controllo dove vige una sola legge, quella della supremazia del dio denaro. La posta in gioco è molto alta per chi è abituato a gudagnare milioni di dollari attraverso il contrabbando di merci di tutti i tipi. La situazione di caos che regna incontrastata in questi giorni desta molte preoccupazioni. Il clima che si respira in questa fase critica per la regione può favorire il passaggio da una parte e dall’altra del confine di armi, droga e ingenti somme di valuta illegalmente. La totale distruzione, qualche giorno prima, dello scanner e dei computer usati dalla dogana tunisina per controllare i container che entrano ed escono dal territorio tunisino non può che confermare tali preoccupazioni.

Rimane comunque alta la tensione al valico di confine, dove nella giornata di lunedì 28 febbraio un gruppo di abitanti di Bengherdane ha formato una barriera uamna per impedire l’ingresso di altri egiziani sul territorio tunisino. Alcuni giornalisti sono stati aggrediti ed è stato impedito loro di filmare le macchine cariche di merci. La strada che porta da bengherdane al confine ha registrato un intasamneto di traffico che non si era mai visto, la coda di macchine ferme al valico ha raggiunto i 10 chilometri. A 500 metri dal controllo passaporti decine di egiziani si sono accampati sotto gli alberi e hanno acceso un fuoco per riscaldarsi. Finora il tempo è stato clemente ma il giorno in cui inizierà a piovere la situzione potrebbe sfuggire completamnete di mano e i migliaia di profughi intrappolati nel piazale di confine potrebbero forzare la barriera di controllo e disperdersi nel nulla.

Intanto dal confine tra Libia e Egitto, giungono notizie di una presenza massiccia di soldati pro gheddafi in stato di massima allerta. Il numero di soldati raggiugerebbe dicono testimoni occulari i 600. La loro missione non è ancora chiara del tutto, così come non è chiaro cosa intende fare il colonello nelle prossime ore o nei prossimi giorni.

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