subscribe: Posts | Comments

Libia, l’isolamento di Gheddafi

0 comments
Libia, l’isolamento di Gheddafi

Marzo 2011.

La situazione al confine con la Libia e la Tunisia comincia a migliorare sensibilmente. Da mercoledi 2 marzo il flusso dei profughi in provenienza dalla Libia si è quasi fermato del tutto, arrivano oramai in piccoli gruppi e la zona tra i due confini dove erano stipati migliaia di egiziani si è completamente svuotata. Gli ultimi ingressi sul suolo tunisino riguardano l’arrivo di migliaia di profughi bengalesi, a partire dalla mattinata del 2 marzo. In mezzo a loro un gruppo di 25 ghanesi a cui è stato permesso, dopo lunghe ed estenuanti trattative, di attraversare il confine. Dicono di aver visto africani armati vicino alla città di Zawiyah. Hanno anche precisato che non si tratta di mercenari ma di poveri lavoratori che sono stati fermati dall’esercito libico, e ingaggiati con la forza. I libici non lasciavano loro altra scelta. Quando deve scegliere tra una morte immediata con una pallottola sulla fronte o impugnare un’arma e costituire uno scudo umnao nelle linee avanzate dei soldati libici, spesso dicono i ghanesi prevale la seconda scelta.

Intanto dalla jamihiriyya arrivano notizie, non ancora confermate, che parlano dell’allestimento di un accampamento per gli emigranti nella città di Abu Kammasc, a 18 chilometri circa dal confine. Altre voci riferiscono di un massiccio spostamento di decine di migliaia di africani in fuga che si stanno diriggendo verso il confine con il Niger, nel sud del paese. E da mercoledi 2 marzo un fax diramato dal ministero dei trasporti libico a tutte le companie aeree, e alle agenzie di viaggio ; firmato dal direttore del trasporto pubblico Mohsen Youssef Wafa vieta l’ingresso in Libia a tutti gli stranieri sprovvisti di visto. Il diveito riguarda anche i cittadini tunisini che fino a martedì 1 febbraio entravano nella Jamahirriyya senza l’obbligo del visto.

Le testimonianze delle persone che incontriamo, a Ras Jdir, al confine tra Libia e Tunisia continuano ad essere contrastanti. Un tunisino incontrato giovedì 3 marzo nega le notizie di continui bombardamenti a Tripoli e accusa i media di esagerare nel raccontare quello che sta accadendo in Libia. Un altro, sempre tunisino dice di aver assistito ai bombardamenti contro i manifestanti nella piazza verde, alcuni giorni prima. Non si trattava di aeri militari ma di elicotteri che hanno sparato sul mucchio per disperdere gli insorti.

A Bengherdane gli abitanti commentano nei luoghi pubblici l’ultimo discorso televisiso del Colonello. Le interpretazioni sono diverse. C’è chi definisce Gheddafi un grande buggiardo e chi invece crede alle sue tesi, e teme un intervento statunitense armato in Libia. Le collettività arabe, dicono alcuni abitanti della città hanno ancora presente nella memoria quello che è successo e continua a succedere sia in Afghanistan che in Iraq. Il Colonelli, dicono altri ancora cerca di ottenere il sostegno di quella parte della popolazione libica rimasta finora in silenzio.

Ma quello che è certo è che l’ultimo discorso televisivo di Gheddafi è riuscito ad aggiungere altra confusione a quella che regna da un pò di tempo in Libia. Il dubbio sulle notizie che arrivano dalla Jamahiriyya sembra essersi impossessato di chi, dentro o fuori dal paese, segue l’evolversi degli eventi. Un passaggio del suo discorso meriterebbe forse un’analisi più accurata. E’ quando promette di lasciare un passaggio sicuro per gli insorti che vogliono ritirarsi dal campo di Battaglia a Bengasi o a Baydha. Gheddafi aveva ricordato come durante l’assedio militare di una città si lascia sempre un passaggio sicuro per permettere ai nemici una eventuale ritirata. Il messagio era forse destinato agli insorti, ma potrebbe anche essere rivolto alla comunità internazionale per chiedere una via di fuga sicura e protetta per lasciare il paese.

Share

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *