subscribe: Posts | Comments

Libia, L’ultimatum di Gheddafi a Misurata

0 comments
Libia, L’ultimatum di Gheddafi a Misurata

Maggio 2011

Il giorno della scadenza dell’ultimatum dato da Gheddafi agli insorti di Misurata per deporre le armi ha conosciuto una calma senza precedente. E’ stato forse il giorno più tranquillo da quando sono arrivato nella città. Dopo aver lanciato pochi razzi Grad e alcuni colpi di mortaio la macchina bellica delle brigate di Muammar Gheddafi è stata costretta a tacere per l’intera giornata. Questa volta dicono i ribelli, gli aeri della Nato, che in Libia le persone anziane chiamano le nostre forze aerei hanno fatto bene il loro lavoro.

Un combattente tornato dal fronte mi ha raccontato i dettagli della battaglia che si è consumata martedì 3 maggio a Mazraet Suihli, a Ghiran, sud di Misurata. Nell’azienda agricola che una volta era di proprietà del Conte Giuseppe Volpi, governatore della Tripolitania tra il 1921 e il 1925, almeno una trentina di miliziani sono rimasti uccisi. Mohamed e i suoi compagni, una ventina, erano a 200 metri dalle brigate di Gheddafi. Durante lo scontro a fuoco ha sentito uno di loro ordinare di non lasciare i cadaveri dei miliziani sul campo di battaglia. Mohamed descrive i lealisti con i quali c’è stato lo scontro a fuoco come dei codardi e degli incapaci. Erano terrorizzati e guidavano i veicoli militari come se fossero dei principianti. Alcuni di loro hanno addirittura fatto incastrare i mezzi militare nella sabbia e sono stati costretti ad abbandonarli di corsa. Per ripiegare hanno fatto azionare una batteria lancia missili Grad di piccola dimensione, chiamata Rajima. Già perché a Gheddafi, piace sperimentare armi di diverse dimensioni per dimostrare l’affetto che dice di nutrire per i suoi figli di Misurata.

La giornata di Mercoledì 4 maggio è già iniziata e i ribelli di Misurata non si sono arresi come intimava loro il regime libico per avere la vita salva. Da due giorni è stato imposto il coprifuoco nella città dalle otto di sera fino alle otto di mattina. Si cerca di identificare e in fretta le cellule lealiste dormienti rimaste ancora a Misurata. Sono quelli che costituiscono il maggiore pericolo per gli abitanti. Riescono a comunicare tutti i movimenti degli insorti al regime e a sferrare attacchi mirati con missili RPG dall’interno. Il problema è che nessuno è in grado di identificarli facilmente. Alcuni di loro hanno raggiunto i ribelli sul fronte, e alla prima occasione hanno rivolto a tradimento le loro armi contro gli insorti.

Nella casa dove ho alloggiato in questi giorni a Misurata ci sono ragazzi arrivati da Bengasi per documentare le atrocità compiute dal regime contro una città assediata e costantemente bombardata dalle brigate di Gheddafi. C’è anche un collega francese free lance, due spagnoli e l’inviata del sunday times. Un centro operativo è stato allestito in una grande stanza per coordinare le azioni dei combattenti sul fronte. Ogni giorno c’è un via vai di gente. E all’ingresso cinque membri del comitato militare si alternano per garantire la nostra sicurezza e quella di chi frequenta questo posto. La nave Red Star one costretta a rimanere al largo di misurata da sabato 30 aprile ha avuto mercoledì 4 maggio l’autorizzazione per attraccare e potrebbe entrare in porto nella giornata. Svuoterà il suo carico e imbarcherà una trentina di feriti, un migliaio di profughi africani e una ventina di giornalisti. Ho sempre odiato i momenti degli addii, ma questo è forse il momento che mi affligge più di tutti. Lascio una città liberata in parte, con una popolazione costretta ancora a vivere in condizioni tragiche e sotto i bombardamenti di Gheddafi. Tutti dicono qui che l’era di Gheddafi è finita ma nessuno è riuscito a dirmi quando invece finirà il colonnello e la sua famiglia al potere in Libia da decenni.

Share

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *