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Tempo di Restaurazione

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Tempo di Restaurazione

Ho guardato per tre giorni di fila tutte le tv egiziane per seguire l’andamento delle presidenziali. E’ stato un supplizio, ma era l’unico modo per vedere immagini dal vivo di questo importante appuntamento elettorale iniziato il 26 maggio. Due giorni prima, il candidato Abdalfattah Al-Sisi aveva auspicato, in una intervista televisiva, un’alta partecipazione dei votanti. Su 54 milioni di egiziani iscritti, il generale avrebbe gradito una affluenza pari ai 40 milioni, altrimenti si sarebbe offeso e di brutto. La risposta è arrivata però contro ogni aspettativa, e la maggior parte degli egiziani ha deciso di fare un dispettuccio ad Al-Sisi, disertando i seggi. Ai due giorni previsti inizialmente per scegliere il nuovo Capo dello Stato si è aggiunta una terza giornata. Invano. Le immagini diffuse dalle tv egiziane hanno continuato a mostrare seggi vuoti.

Stando ai primi risultati ufficiosi, trapelati finora, l’ex Ministro della Difesa Al-Sisi avrebbe ottenuto oltre il 90% dei suffragi contro il 3% del suo rivale Sabbahi. Un vero e proprio plebiscito che ricorda i risultati del 2005, quando a sfidare Mubarak si presentò il fondatore del movimento Kefaya (Basta) Ayman Nour. Vinse ovviamente il Faraone d’Egitto con l’88,6% dei voti contro un misero 7,3% per il rivale, arrivato al secondo posto. Per decenni i popoli dei paesi arabo-musulmani hanno subito la tirannia dei numeri all’indomani di ogni tornata elettorale. Ma le ultime Presidenziali in Egitto hanno introdotto una novità che farà sicuramente scuola in tutto il mondo. Sì, perché è la prima volta nella storia dell’umanità che in presenza di solo due candidati, quello che perde viene classificato terzo. Direte che non può essere, invece è andata così nel nuovo Egitto di Al-Sissi. Con il 4,3% sono state le schede nulle ad arrivare al secondo posto prima del candidato Sabbahi. Eppure era riuscito ad ottenere il 20% nel primo turno delle Presidenziali del 2012. Ma quando si deve misurare con il generale che i media hanno coronato nuovo Presidente prima ancora delle elezioni allora deve uscire di scena umiliato e con le ossa completamente rotte.

Torniamo ora all’unica fonte che ci ha permesso di seguire l’andamento del voto per cercare di capire quanta gente si è recata alle urne. Ebbene, girando da un canale all’altro lo spettacolo che hanno offerto i media egiziani era deludente. Un esercito di pseudo giornalisti si è mobilitato per garantire una ampia copertura del grande evento, e ogni inviato ha raccontato l’esatto opposto di quello che mostravano le telecamere presenti su tutto il territorio nazionale. Il telespettatore ha avuto modo di seguire l’operazione di voto nei 14000 seggi e si è reso conto che l’affluenza era molto bassa,  sin dal primo giorno. Ma i conduttori in studio e i commentatori invitati ad analizzare questo strano fenomeno non si sono arresi all’evidenza dei fatti. E’ stata colpa del caldo torrido e delle tempeste sabbiose che hanno impedito agli elettori di recarsi alle urne avevano avanzato alcuni esperti. Altri hanno ricordato invece che il primo giorno di voto coincideva con una ricorrenza religiosa e che la maggior parte dei 54 milioni di egiziani aventi diritto al voto era a digiuno e non aveva la forza fisica per arrivare fino ai seggi. E di fronte ad uno spettacolo analogo anche nel secondo giorno di voto, dove si vedevano solo seggi senza votanti, abbiamo sentito volti molto noti che lavorano a Ontv, Dream, Cbc, Mehwar,Al-Hayat e altri canali ancora supplicare, in diretta, gli elettori per uscire di casa e andare a votare. Il miracolo si è compiuto dopo che il governo ha imposto all’Istanza Superiore per le elezioni l’obbligo di prolungare di un giorno le operazioni di voto.  All’improvviso, e grazie al terzo giorno, l’affluenza ha raggiunto quota 47%. L’unico problema è che nessuno ha mai visto sfilare davanti alle telecamere delle tv egiziane 25 milioni di elettori durante i tre giorni di voto.  Al massimo avranno partecipato, dicono tanti osservatori e giornalisti indipendenti che hanno seguito le Presidenziali sul campo, 10 milioni di egiziani.

Senza grandi sforzi, e senza avere un programma elettorale il geniale Al-Sisis è stato eletto Presidente della Repubblica. Per chi ha seguito questa farsa sa che non è una Notizia. Tutti sapevano dall’inizio che ce l’avrebbe fatta. Lo stesso Sabbahi, ha riconosciuto di avere perso, ma ha messo subito in discussione i dati relativi all’affluenza forniti dal governo egiziano. Durante una conferenza stampa che si è tenuta al Cairo, a urne chiuse, il rivale di Al-Sisi ha detto che “è un insulto all’intelligenza del popolo affermare che 25 milioni di persone avrebbero preso parte alle operazioni di voto”.  E non ha tutti i torti.

Chiuso il duello tra Al-Sissi e Sabbahi, con la netta vittoria del primo, milioni di persone, e non solo in Egitto ma in tutto il mondo arabo stavano aspettando quello che doveva andare in onda venerdì 30 maggio tra il comico Bassem Youssef e il Presidente appena eletto. Ma il programma “Al Barnamaj”, bandito in un primo momento dagli schermi del canale privato Ontv, poi dalla tv privata Cbc prima di approdare sugli schermi della tv saudita MBC Misr è stato semplicemente cancellato dai palinsesti. Il monarca Saudita Re Abdallah avrebbe detto a quanto pare che una tv di proprietà saudita non manda in onda un programma che prende in giro l’esercito egiziano e il suo grande generale Al- Sissi. E quando un neo eletto Presidente teme il confronto con un comico vuol dire che ha perso il duello più importante, quello che riguarda la libertà di espressione.

 

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